Eventi & Cultura

L'Ottomana di Gian Luca Campagna

Una nuova rubrica per incontrarsi e raccontare. Come in un salotto

03/01/2008

Vado al bar e, colto da fame improvvisa, invece dell’espresso nero standard, chiedo gentilmente un tramezzino al salmone (pare delicato alla sola pronuncia). Un tizio accanto al bancone mi fissa. Mi pare di conoscerlo. Boh, un po’ di gente ne conosco, soprattutto in un fazzoletto di terra come la nostra provincia. E qualcuno magari conoscerà anche me. All’inizio ho creduto fossero gli occhi pesanti del solito anonimo, sguinzagliato dal grande Vate, fiero accademico di Borgo Carso, ma poi questo si avvicina con aria poco furtiva e molto affabile, il cuore mi si apre, con il timore che si scioglie al sorriso di questi. «Complimenti – mi fa e mi sfiora il braccio con la destra -, bella la sua iniziativa». Lo osservo esterrefatto, anche perché non saprei a cosa si riferisce in particolare. Apro i link della memoria e a rapidità supersonica scorro le immagini: o il tizio si riferisce a qualche concorso di bellezza tipo ‘Miss maglietta bagnata’ o a qualche ‘Sagra della salsiccia di cinghiale’ -con cui puntualmente collaboro o come ufficio comunicazione o nelle vesti di fiancheggiatore/organizzatore per pagarmi il mutuo di casa- avvenute nelle notti di solleone di circe memoria o nelle pungenti nottate di Maenza. «Le è piaciuta? – generalizzo – Sono contento» e gli sorrido. «Bravo – mi ripete più convinto -, lei è in gamba». Al che riassetto le idee e si fa strada nella mia mente che i casi sono due: o il tizio ironizza e mi fa brancolare nelle tenebre o invece è matto sul serio e si sta congratulando con qualche iniziativa che però ha poco a che fare con quelle due succitate, anzi non ne è nemmeno lontana parente. Infatti, l’uomo, azzimato, profumato di fresco, capello corto strigliato, non ha né l’aspetto del ruffiano né quello di un gourmet della tavola di provincia. «Mi scusi – farfuglio un poco imbarazzato – credo che lei si riferisca all’ultima iniziativa che sto portando avanti col mio gruppo editoriale, Ego…». «Ma certo! – fa lui, rivolgendosi anche a un paio di persone che lì accanto avevano preso coraggio e si beavano dell’approccio dell’elegantone - L’iniziativa di utilizzare il suo libro di racconti ‘Tutto in 48 ore’ come cadeau natalizio è un’idea originale. Farlo spedire, poi, direttamente a casa da un ipermercato di qualità come Gusto, poi, è stata una vera genialata!». Lo guardo sorpreso e sorrido timidamente. «Grazie», balbetto un poco da ebete. E sorrido pensando a come un anno di fatiche narrative abbia trovato posto nella biblioteca di 4mila famiglie latinensi. Scrivere una raccolta di racconti e poi strappare a un ipermercato la vendita, e successiva distribuzione, di 4mila pezzi non è una cosa da tutti i giorni. Roba che nemmeno i più grandi scrittori del territorio possono permettersi. Il libro, una volta scritto, va commercializzato, sennò andavo su internet, mi aprivo un sito e scrivevo corbellerie e autocelebrazioni per me stesso e davo consigli utili ai quattro nullatenenti/facenti che di solito pendono dalle mie labbra. Niente a che vedere coi veri scrittori, quelli i libri ce li hanno tra gli scaffali impolverati delle librerie, che fanno bella mostra di sé, dove attecchiscono ragnatele e ragni, dove l’intera famiglia capeggiata da Aracne in persona non si sposta nemmeno se la prendi a fucilate. Anche perché lì il libro (di quell’autore famosissimo) diventa arredo della tappezzeria e guai a spostarlo. Io invece del libro ho una concezione dinamica: il libro, una volta scritto, va diffuso, anche a pochi euro; certo, poi, una volta distribuito (‘commercializzato’, come dico io), andrebbe letto. E se non si trova il pubblico dei lettori, sei tu che devi andare a scovarlo: magari ficcandoti dentro casa sua, quasi fosse una violazione di domicilio, ma soft, sennò codice alla mano la vita diventa un poco più dura. Ergo, dopo quest’incontro con questi tre simpaticoni dall’aria matura e perbene, posso annoverare dei simpatizzanti della mia arte e la creazione di un Fan Club inizia ad attecchire nella mia sfrenata ambizione letteraria. «Le offro il tramezzino», mi fa quello. «No, guardi… non si disturbi», provo. «Ma non se ne parla proprio!», insiste. «Grazie. Lei è davvero gentile. E le sono piaciuti i racconti?», azzardo, solleticato nella mia vanità. «E chi li ha letti!? Il libro era perfetto con le sue 160 pagine! Si è andato perfettamente ad incastrare tra il tavolino Luigi XVI e la seggiola Badoglio I: finalmente non traballa più nulla!». Ah, quando si dice l’utilità della cultura. er

Gian Luca Campagna


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