Eventi & Cultura

Cronaca di una conversione

A Natale è più facile (ri)scoprire il valore eterno dell'uomo e il suo rapporto con Dio

24/12/2007

Già immagino Mauro storcere il naso a questa lettura… Ma lui è cosi, pensa sempre che solo quelli preparati dovrebbero parlare di questi argomenti, quelli che hanno fatto una ricerca completa a 360 gradi hanno il diritto di interrogarsi sul vero senso delle cose. Ma so che mi pubblicherà ugualmente, perché è un liberale vero. La verità è che questi interrogativi ce li facciamo nel nostro piccolo tutti. Io non sono mai stata adepta del principio: credere e non ricercare, ma in un certo senso sin da piccola l’ho abbracciato. Io ci credevo sempre nei miracoli e ne ho sempre aspettato uno; forse alcuni miracoli sono anche avvenuti, ma siccome l’unico che avevo mai desiderato realmente non è avvenuto, gli altri sono passati in secondo ordine. Siamo fatti cosi noi umani, desideriamo sempre di più, non ci accontentiamo mai. Ieri una persona mi ha spiegato il senso vero dell’amore. Non l'ho capito lì per lì, o forse ho interpretato male. Diceva che uno deve aprirsi il cuore verso gli altri, amare gli altri come se stessi o di più; che bisogna amare l’altro e l’altro ti amerà, cosi semplicemente come due aneli di una catena. Ed io l’avevo capito come un “dout des”. Solo che nella vita le cose non stano proprio cosi: non è detto che al tuo amore non sia contrapposta la malvagità, anzi più spesso che mai è quello che succede. Ed allora ti senti ingannato. È come un investimento andato a male. Ed è lì che uno si allontana, “smarrisce la retta via” come direbbero i preti. Perché è sempre in quel momento che arriva l’insoddisfazione, che nascono i complessi, che inizi ad allontanarti dalla religione, che te la prendi con la Divinità. Ti dici: "ma come, io ho fatto come hai detto Tu, ho dato l’amore agli altri. Perché gli altri me la pagano con cattiverie"?
Porgere l’altra guancia diventa sempre più difficile dopo aver dato l’ennesima possibilità e l’altro ci ha sputato sopra. Nascono dei rancori nei confronti di quelle persone. Ma poi uno prende il Vangelo e capisce cosa si intendeva. Ma non è stato forse pure Gesu ripagato con cattiverie, con tradimenti? Eppure non ha smesso di amare, di porgere l’altra guancia. Sì, ma lui era Gesù, noi invece siamo umani e questa bontà, questa apertura non sempre ce la possiamo permettere. Avevo una volta letto una massima che diceva: l’odio nasce in essenza dall’impotenza. Non si parla ovviamente di quella fisica dei maschietti. Ma l’impotenza di arrivare al cuore dell’altro, l’impotenza di costringerlo a risponderti con bene al bene, con amore all’amore. Quante volte, dopo aver fatto un miliardo di favori ad un amico, ci si sveglia che quando tu ne hai bisogno lui non ti aiuta? Ed allora ti senti impotente, ti senti tradito, fregato. Ti dici: “la prossima volta che avrai bisogno di me, non ci sarò”. Ma poi quando un amico che te hai aiutato tenta di “farti le scarpe pur non essendo un calzolaio”, per citare sempre Mauro, allora ti senti ancora più impotente. Come fai a porgere l’altra guancia? Come fai a ridare fiducia a quella persona? Come fai a dimenticare l’accaduto? Come fai a perdonare quando è proprio l’altro che del tuo perdono se ne frega altamente? Nella nostra tradizione ci sono della preghiere per amici e nemici, diciamo un po’ universale: “Dai Dio ad ogni uno di loro in base al loro cuore”. Ecco pronta la preghiera vendicativa, perché te quando pensi ai tuoi “nemici” vedi il loro cuore nero e ti auguri che Dio gli dia le peggio cose. Ma non lo dici così, e quindi un po’ la tua coscienza sta apposto. “Non ho mica pregato per il suo male”. Sì, ma non hai nemmeno pregato per il suo di bene, come sempre nel Vangelo c’è scritto da qualche parte. Molti di noi recitano in maniera ascetica il “Padre Nostro” oppure un’altra preghiera, senza mai pensare al suo vero significato. Almeno che il prete non te lo faccia notare. Sapete tutti credo quella frase: "… cosi come anche noi rimettiamo ai nostri debitori”. Traduzione: ci siamo fregati con le nostre stesse parole. Ma quando mai noi rimettiamo realmente ai nostri debitori? Ed allora come possiamo aspettarci ad essere rimessi i nostri di debiti? E poi c’è la confessione. No, quella è bella se uno ha il cuore troppo pesante. Vai dal prete e scarichi tutto. Ma pure qui c’è un “ma” perchè bisogna vedere che prete trovi. Dopo la mia prima esperienza sessuale sono andata a confessarmi e mi sentivo peggio della Maria Maddalena. Ma te pare che ho trovato un prete che mi consoli? No, ho trovato il pazzo che mi si è messo a urlare:”peccatrice”. Infatti , ci sono voluti sette anni prima di riandare a confessarmi. Con un trauma cosi ti voglio vedere a non associare le due cose. Si dice che i miracoli avvengono di Natale. Ecco l’occasione giusta per fare pace col Padre Eterno. Nel mio piccolo, un po’ di pace col Creatore e con me stessa credo si averla fatta. E questo è già un miracolo. Vi auguro un buon Natale a tutti voi!

Diana A. Harja

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