Eventi & Cultura

Arte moderna, niente da capire

Ovvero: come essere presi per culo con la scusa della cultura

17/12/2007

Io ho sempre avuto l’impressione che Jackson Pollock ci abbia sempre preso per il culo a tutti. In pratica uno che si diverte con poco, che piglia un po’ di colori e li butta su una tela. Così, a fortuna. Come viene viene. Sono capace pure io. Dice: non capisci un cazzo, perché lui l’ha pensata per primo. L’arte è tutta lì nella provocazione. Come la merda d’artista, come Andy Warhol, che per me resta uno con meno talento di Addis Pugliese, come quelli che hanno preso una ruota, una sedia, un frigorifero, un’aspirina e hanno detto: questa è un’opera d'arte e chi non la pensa così è un conservatore. Come quei mediocri della Factory. Come tutta quella robetta della sinistra radicale. Quelli hanno la bocca buona, parli male di Berlusconi, di Ratzinger, di Israele e tutto diventa arte. Pure Vladimir Luxuria. Così per le tele trovate qualche anno fa da Alex Matter si appurò che di falsi si trattava dai pigmenti usati che non esistevano quando il signor Pollock imbrattava quelle originali. Le avrebbe potuto falsificare chiunque, pure l’amministratore del mio condominio che non capisce un cazzo di quadri. Deve solo avere il culo di deliberare l’acquisto dei pigmenti giusti. Sennò lo sgamano. Racconta estasiato un fotografo che ebbe questo singolare privilegio, di fotografarlo nel momento della creazione: «Una tela coperta di colore ancora fresco occupava tutto il pavimento... Il silenzio era assoluto... Pollock guardò il quadro, quindi, all’improvviso, prese un barattolo di colore e un pennello e iniziò a muoversi attorno al quadro stesso. Fu come se avesse realizzato di colpo che il lavoro non era ancora finito. I suoi movimenti, lenti all’inizio, diventarono via via più veloci e sempre più simili ad una danza mentre gettava sulla tela i colori».

M’ha inculato pure Walter Benjamin. E pure di più dell’Action Painting. Quando lessi Angelus Novus mi credevo che sto quadro di Klee dovesse essere chissà che capolavoro. Tutti i significati del mondo glieli trovava Benjamin. «L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta». Io mi sono detto: ahò, e sto quadro non dico comprarlo, ma quanto meno lo devo vedere. Il fatto è che “Angelus Novus” di Paul Klee è una cacata imbarazzante. Non riuscirei a sostenere niente di diverso senza perdere la stima di me stesso. Secondo me a questo da piccolo lo prendevano in giro, perché non sapeva disegnare. Prendi me. A disegno artistico ero una frana, e al liceo il mio professore, Antonilli, non mi metteva le mani addosso solo perché andavo bene a storia dell'arte. Tale e quale a Paul Klee. Solo che a lui nessuno glielo ha detto: lascia perdere, non è cosa tua. Benjamin si è stracciato le vesti pure per le “Affinità elettive” che è la cosa peggiore che abbia mai scritto Goethe. Mo io di Benjamin non mi fido più. S’è giocato tutta la sua credibilità. Come Al lupo Al lupo. Deve ringraziare il cielo che è morto, altrimenti gli consigliavo io Boldi e De Sica. Anzi, nemmeno. Perché ogni tanto finisce che ridi. Gli consiglio Giancarlo Kalabrugovic, il filosofo metropolitano di Zelig che non ti fa ridere nemmeno se nel frattempo la governante ti fa il solletico.

Ora leggo di sta ragazzina, Marla, che a quattro anni già è un genio. Il New York Times ha paragonato la sua arte a quella di Wassily Kandinsky. Capito? Il New York Times, mica La Piazza. Uno lo leggesse su La Piazza direbbe: vabbe’, quello è Antonelli che deve provocare, sta Marla starà dalla parte dei Tupamaros. No, il New York Times. Ma che si fumano? I lavori di questo piccolo genio sono buoni per i terremotati culturali e per chi ha il gusto di un paramecio. In tutto questo l’estetica dovrebbe essere (quasi) scienza. E oddio un solo esponente dell’eletta schiera, dico: un abitante soltanto, uno solo, degli alti piani della Filosofia, che abbia mai detto: questa non è arte, è una presa in giro (i filosofi non dicono le parolacce).

Mauro Cascio


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