Eventi & Cultura

Bianca e l'ordinario razzismo del quotidiano

13/12/2007

La violenza contro le donne, una piaga anche nel nostro secolo. Si diceva che appartiene solo ad un grado di cultura diverso, che solo i maschi primitivi appartenenti a della società non troppo sviluppate. C’era anche Bianca, che dalla Romania era scappata e venuta in Italia per liberarsi da un fidanzato romeno ubriacone e violento che la picchiava dalla mattina alla sera. Gli avevano detto che gli uomini italiani sono gentili, romantici, succubi delle donne. E lei ci ha creduto. E cosi conosce Giovanni e lei ci crede in questa storia, ci crede con tutta se stessa, lo ama e non si immaginerebbe mai che lui potesse mai farle del male. Una bella storia d’amore, romantica, lui tutto attento con lei e non c’è da dire, lei è al settimo cielo; di più: all’ottavo, al nono cielo. Non capisce e non si preoccupa del fatto che lui non le fa mai conoscere i suoi amici, i suoi parenti, che a volte sparisce nel nulla senza un perché. Un giorno però rimane incinta, perché Giovanni le aveva detto di voler un figlio con lei ed anche in questo Bianca ci aveva creduto. Non gli sembrava vero che Giovanni poteva essere cosi. Con il certificato medico in mano, chiama Giovanni per incontrarsi perché aveva una bellissima notizia da dargli. Si vedono e lei con tutta l’emozione di cui era capace gli dà la “bella notizia”. Aveva sognato abbracci, baci, carezze e tantissime cose. Inizialmente non si insospettisce del “cazzo” pronunciato con ira da Giovanni, ma poi uno “stupida” la fa capire che lui non era cosi contento dell’idea. “Ma come, mi avevi detto….”, gli fa con un filo di voce. “Ma tu sei scema; non avrei mai fatto un figlio con una straniera. I miei genitori, la mia famiglia mi toglierebbe tutto e mi butterebbero via di casa. Poi sai, i miei compagni di partito mi ridicolizzerebbero a vita”. A Bianca il mondo le è crollato addosso. Non capisce più niente, nemmeno quando lui pronuncia la parola “aborto”. Risponde sussurrando quasi che non può farlo, mentre mille pensieri travolgono il suo cervello. Una pioggia di insulti, cattiverie, parole pesanti piombano su di lei, ma si mischiano con la paura. La testa bassa, il viso inondato si lacrime, si alza e se ne va. Vuole solo tornare nella sua piccola stanza in affitto che condivide con un’amica ucraina. Vuole solo sdraiarsi su quel piccolo letto, che sembra riciclato da un ospedale, ma che adesso lo vede come paradiso. Ma davanti al palazzo è arrivato anche lui… prima di lei perché lui ha la macchina che fa tanto fico…. Inizia a prenderla a schiaffi in mezzo alla strada, sotto gli occhi increduli dei passanti, che non fanno niente però per fermarlo. Chi vuoi che intervenga per una donna straniera in difficoltà? Lei cade a terra, lui se ne va… Riesce ad alzarsi e rientrare a casa… Sembra una storia inventata, ma non è così, è una storia vera. Abbiamo inventato solo i nomi. Lei non l’ha mai denunciato e dopo pochi giorni il figlio l’ha perso: dicono per cause naturali. Di questo la stampa non parla, storie così appartengono all’ordinario razzismo del quotidiano. Quello che non vorresti mai raccontare.

Diana A. Harja

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