Cronaca

Priverno. Vuole far venire la moglie dall'Egitto, ma è già sposato con un'italiana. Paola Bernoni: «Basta con il politically correct»

25/10/2007

Gentile direttore,
mi permetto di inviarle alcune riflessioni sulla vicenda dell’uomo egiziano che vive a Priverno, sposato ad una donna italiana, che vorrebbe portare a vivere nella casa di famiglia la moglie (l’altra moglie) che ha in Egitto. Volendo subito sgomberare il campo da qualsiasi tentazione di perbenismo, mi preme, invece dar conto della inevitabile considerazione del diritto positivo vigente nel nostro Paese, secondo il quale la bigamia è un reato. E sempre lo stesso diritto positivo al momento della stipula del contratto di matrimonio, impone ai coniugi in egual misura, precisi doveri di sostentamento materiale e morale e di rispetto reciproco. Parimenti il medesimo diritto prevede l’istituto della separazione e del divorzio. Da questa premessa scaturisce la ulteriore considerazione che tutti i cittadini debbono considerare e rispettare tale assetto giuridico. Non è bello e non è giusto parlare di scontro tra civiltà, soprattutto non aiuta quel processo di integrazione tra i lavoratori immigrati presenti nel nostro Paese e il Paese stesso inteso come comunità. L’immagine stessa del lavoratore immigrato è ormai uno stereotipo, perché stiamo parlando di cittadini del mondo e in Italia sono sempre di più i giovani figli di immigrati che vivono qui da molto tempo e sono parte integrante (quindi più che integrata) della nostra società. Nessuno, pensa davvero di dover imporre le idee, o peggio, gli usi, i costumi, la religione. Ma le leggi fondanti del vivere civile di questo Paese (e evidentemente dell’Europa) quelle sì. La bigamia, come altri usi e costumi, nel nostro Paese ed in tutti i paesi civilizzati, non sono solo violazioni di legge ma anche violazioni dei diritti umani. Spesso viene usato l’alibi di usi e costumi dei Paesi di provenienza per mascherare soprusi ed umiliazioni nei riguardi delle donne violandone la dignità; la donna non viene rispettata in quanto essere umano ma viene considerata una cosa di proprietà che serve solo a soddisfare bisogni. L’accettare in silenzio certi usi e costumi rischia di far passare per lecito ciò che non lo è.Si può arrivare anche a giustificare con sconti di pene crimini vergognosi come è successo in Germania dove ad un violentatore è stato concesso lo sgravio di pena perché (noi Italiani avremmo dovuto indignarci): «Si deve tener conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell'imputato. È un sardo. Il quadro del ruolo dell'uomo e della donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusante ma deve essere tenuto in considerazione come attenuante».
Nel nostro Paese l’unione tra persone di sesso diverso impone doveri e diritti fintanto che essa dura. Tutto questo è elementare che diventi un concetto acquisito anche per tutti coloro che frequentano il suolo di questo Paese. Ed è per questo che ritrovarsi di fronte un capitolo di cronaca autentica come quella del caso di Priverno con un uomo che si ostina ad avere due mogli, considerandole pertanto due oggetti utili alla sua esistenza - semplicemente, impunemente, spudoratamente – fa o dovrebbe far riflettere. Non è utile in questa sede considerare il pur rilevante effetto umano e sentimentale di un simile atteggiamento. E non è esaustivo considerare la posizione della moglie italiana che a quanto emerge "non accetta" la decisione del marito. È inevitabile, ne sono convinta, considerare la posizione dell’altra moglie, quella egiziana, cui nessuno ha chiesto se questa decisione del marito le stia bene. Perché si suppone che le stia bene. O, meglio, che non possa contrapporsi.
Vede direttore sono fermamente convinta che, quando si vuole vivere in un Paese bisogna rispettarne le leggi ed il nostro ordinamento grazie ad anni di lotte e battaglie femminili basa i suoi fondamenti sul rispetto della dignità della donna e dei diritti umani e se questo lo vogliamo chiamare scontro di civiltà, aggiungendo l’aggettivo "giuridiche", io ci sto.

Redazione ParvapoliS

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