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Priverno. L'area archeologica, un patrimonio ancora tutto da scoprire. Margherita Cancellieri: «Già dal II secolo, una città bella e ricca»

28/08/2007

Ai microfoni di ParvapoliS Margherita Cancellieri, direttrice del sito archeologico di Privernum.
«Da un po' di anni s'è presa questa abitudine di metterci in vetrina. C'è questa iscrizione,
del 137 dopo Cristo, che ricorda che un cittadino di Priverno, Tito Flavio Scopegnano,
una specie di sindaco, per ricordare il popolo che lo aveva eletto, il 20 agosto mise
la città in festa e ci furono 5 giorni di spettacolo. Una cosa enorme, perché anche gli uomini
più ricchi non andavano oltre i 2 giorni di spettacolo e regalò al popolo del vino con il miele e del
cristulum, cioè del pane. Insomma, questi i fatti e la cronaca. Per valorizzare il nostro
patrimonio prendiamo questo spunto per riaprire l'area archeologica, per riaprire gli scavi».
Una città importante la Privernum del secondo secolo... «Una città di pianura, qui nei Lepini
dove in genere tutti i centri sono arroccati sui monti, che avevano volutamente voluto
costruire qui in questo punto di transito importantissimo fra i percorsi della valle del Sacco
portavano a Terracina. In questa piana lungo l'Amaseno c'era un incrocio tra questa viabilità.
Privernum non era una città molto grande, probabilmente, ma era una città molto ricca.
Abbiamo case grandi, belle, con complessi motivi decorativi, mosaici policromi raffinatissimi.
Durante l'alto medioevo ci si fortifica, ma si continua a vivere come sede episcopale e questo
ha fatto sì che ci si mantenesse con un certo tenore e una certa ricchezza».

Claudio Ruggiero


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