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Priverno. I Templari, tra mito, storia e attualità. Dopo la condanna al rogo di Jacques de Molay un grido di vendetta che ha attraversato l'Europa

08/08/2006

Le Telecamere di ParvapoliS a Fossanova. Un viaggio lungo due giorni attraverso una delle pagine di storia medioevale più affascinanti: l'epopea dell'Ordine dei Templari. Una ricostruzione, lo scorso fine settimana, attraverso due suggestive rappresentazioni storiche a cura di Djamel Guesmi, della la sua compagnia "les trèteaux du monde" e del gruppo storico "la spada nella roccia" nel Borgo, con la partecipazione della Provincia di Latina e con la collaborazione del comune di Priverno e dei Frati conventuali dell'Abbazia.
L'Ordine del Tempio fu fondato nel 1119 dal francese Hugo de Payns e che aveva sede a Gerusalemme, là dove sorse il Tempio di Re Salomone. Ugo di Payns già attorno al 1110, con Goffredo di Saint-Omer, comincia a sorvegliare alcune strade dell'odierna Israele per proteggere i pellegrini. Nell'inverno fra 1119 e 1120 si uniscono a loro altri sette cavalieri, che erano andati anch'essi in terra santa per combattere. Il re di Gerusalemme, Baldovino II, è entusiasta di questa specie di fraternitas laicale: dà a questi cavalieri un'ala del suo palazzo reale, nella spianata del tempio. E loro formulano i voti di obbedienza, castità, povertà e di lotta a tutti i nemici di Dio nelle mani del patriarca latino di Gerusalemme. Ma, passati pochi anni, all'entusiasmo iniziale subentra la delusione e la perplessità dovute all'incertezza sul loro status, alla mancanza di nuove vocazioni, alla precarietà della situazione politica e militare in Terrasanta. È a questo punto, nel 1127, che il fondatore cercherà dapprima Bernardo di Chiaravalle per poi con questi approntare la regola, con il riconoscimento ufficiale dell'Ordine, con a capo un Gran Maestro. Nelle sue letture mitiche, soprattutto illuministiche e settecentesche, i neocavalieri si sarebbero presto attirati le antipatie dei poteri politici e religiosi, per lo spirito cosmopolita e di dialogo, per quel loro diventare nel volgere di un secolo e mezzo, cavalieri d'oriente e d'occidente. Alcuni accusarano l'Ordine di avere un'anima segreta, interna, una visione noetica ricca di sincretismo, anche esotico, che puzzava di eresia. Nel frattempo i Templari erano anche diventati potenti da un punto di vista economico e finanziario.
Questi elementi spiegano la lotta di Filippo IV, re di Francia e di Clemente V. Ci fu un famoso e scandaloso processo al termine del quale l'Ordine fu dichiarato sciolto, i beni furono spartiti (in Italia parte della dote toccò all'Ordine di Malta), il Gran Maestro Jacques De Molay e molti templari condannati al rogo. Secondo alcune fonti, una flotta di templari in Portogallo ormeggiata a Le Rochelle si avventurò fino in Scozia. I cavalieri superstiti trovarono in Robert Bruce, re di Scozia con il nome di Roberto I, un appassionato protettore. Questi li aveva infatti subito integrati nella Loggia massonica di Kilwinning, poi elevata di grado e ribattezzata Gran Loggia Reale di Hérédom. Da questo episodio deriverebbe l'attuale nome di uno dei riti più conosciuti e praticati in Massoneria, il Rito Scozzese Antico ed Accettato. Aldilà degli effettivi contatti storici, quella con la moderna Massoneria fu una comunione tutta ideale e di intenti. Nella mitologia della costruzione del Tempio di Salomone, quel tempio universale della concordia e della fratellanza non poteva non affascinare la sua contestuale difesa. L'ultimo Gran Maestro Jacques De Molay, con il suo grido di disperata "vendetta" gridato alla storia, divenne inoltre il simbolo della laicità e della lotta contro le tirannie politiche ed i settarismi religiosi.

Biagio Genovesi


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