Economia

Federlazio. "Latina stenta a trovare la strada"

31/10/2000

ParvapoliS, di seguito, pubblica integralmente la relazione ufficiale della Federlazio che sintetizza il corposo lavoro di ricerca realizzato dall'associazione di categoria stessa. Come già scritto, la ricerca sui "ritmi di vita economica e sociale in provincia di Latina" è stata presentata stamani in un incontro al quale era presente anche il presidente della Regione Lazio Francesco Storace. "È quanto emerge dal dodicesimo studio della Federlazio sui ritmi di vita economica e sociale della provincia di Latina.


Una panoramica sulla salute del territorio, nell'ambito della quale si evidenziano alcuni elementi positivi di crescita che però vengono negati da passi indietro. Conquiste parziali, fallimenti, salti in avanti, cadute: il quadro presenta una serie di esplosioni di energia, soffocate da un contesto che non riesce a decollare.


Il sipario sul palcoscenico della provincia di Latina si apre con l'analisi del settore creditizio, dove il primo dato da rilevare è che nel 1999 la presenza degli sportelli bancari nella provincia non registra incrementi significativi, aumenta, infatti, di appena due unità. Da 139 sportelli si passa, quindi, a 141.

Una stasi che, tuttavia, può considerarsi fisiologica, considerando che nel '98 erano stati ben otto i nuovi sportelli avviati e che nel 2000 faranno ingresso due nuove realtà, quali la Banca di Latina e la Banca di Credito Cooperativo del Garigliano. Ricordiamo che in provincia sono ancora tre i comuni sprovvisti di sportello bancario e precisamente Roccamassima, Roccasecca dei Volsci e Campodimele.


Rimaniamo sulla scena creditizia e diamo un rapido sguardo ai depositi, tenendo tuttavia presente che da tempo il loro esame non costituisce più un punto di riferimento, dato l'inarrestabile calo a tutti i livelli. Brevemente si evidenzia che i depositi decrescono negli istituti di carattere nazionale, mentre aumentano nelle banche di interesse interprovinciale.


Un dato positivo ci arriva dagli impieghi, che dopo anni di decremento, crescono di nuovo. Il miglior valore in assoluto è espresso dal capoluogo con 88,2 miliardi per sportello, ma il maggior incremento spetta al comune di Sabaudia che registra un più 23,1%. In flessione i dati espressi dai due poli industriali di Aprilia e Cisterna che tornano più o meno ai numeri espressi negli anni della crisi.


Cresce del 2,2% il coefficiente di impiego che è pari a 127,6. Ovvero su ogni 100 lire raccolte sul nostro territorio, se ne reinvestono 127,6 sullo stesso territorio. Vale a dire che quasi il 30% dei fondi investiti in provincia proviene da altre zone. Da segnalare un impercettibile disimpegno da parte delle banche nazionali nei confronti degli impieghi a cui fa riscontro, invece, un percettibile aumento delle banche a carattere interprovinciale. In tal senso le banche di interesse nazionale coprono il 142, 2%, mentre gli istituti locali si fermano al 72%: un dato, quest'ultimo, in ascesa e che rivela un'apertura, seppur prudente (a nostro avviso troppo prudente), del settore bancario locale verso le richieste dell'imprenditoria.

Guardando nello specifico, si può constatare che il coefficiente di impiego vede quasi tutti i comuni proiettati verso un miglioramento ad esclusione di Cisterna, che cala di un preoccupante 12,2%. Nel sud pontino il rialzo del coefficiente di impiego si registra in misura cospicua (tra il 4 e il 5,6%) nei comuni di Itri, Fondi e Gaeta. Uno 0,3% in meno, invece, si evidenzia su Formia.


A questo punto si impone un raffronto della nostra realtà con quella delle altre province laziali. Vediamo subito che Roma registra un aumento sia nei depositi che negli impieghi. Va, però, tenuta presente la peculiarità della realtà romana, e quindi il paragone con i dati a questa relativi viene riferito più per dare completezza all'indagine, che non per attribuirgli particolari significati. Passiamo quindi all'esame delle province meno vicine a noi, Rieti e Viterbo: entrambe subiscono una flessione negli impieghi. Al contrario Frosinone segue l'andamento della provincia pontina, aumentando gli impieghi.




Per quanto riguarda i tassi d'interesse la discesa avviata nel 1998 e proseguita nel corso del 1999 non può non sortire effetti positivi nella bilancia dei pagamenti delle imprese e delle famiglie, anche se sappiamo che nel corso del 2000 le cose sono andate diversamente.


Infine ci aspetta la nota dolente delle sofferenze. Nota quest'anno quanto mai dolente. Se è infatti vero che, come accade in modo generalizzato in tutte le province del Lazio, le sofferenze sono diminuite nel valore assoluto, è altrettanto vero che mentre tutti gli altri evidenziano una diminuzione anche nel rapporto sofferenze/impieghi, noi continuiamo a crescere e torniamo alla percentuale del 1996 che è del 22,6% e che è la punta massima mai raggiunta dalla nostra provincia.

Ed è un dato, quello del 22,1% , che è lontanissimo dal nazionale, sceso al 7,5% e altrettanto lontano da quello dell' Italia Centrale, sceso al 7,4%. Possiamo dire che ci "batte" soltanto l'Italia insulare con il 24,7%. Magra consolazione, se teniamo conto che l'Italia insulare comunque registra un trend di discesa.




Un dato positivo, dunque, l'aumento degli impieghi e del coefficiente di impiego, una nota negativa il rapporto sofferenze/impieghi che, lo ripetiamo, è in ascesa e, quindi, in netta controtendenza rispetto a tutto il resto del territorio nazionale.


Calato il sipario sulla parte creditizia e finanziaria, i riflettori si accendono sul mercato del lavoro, mettendo in primo piano l'andamento dell'occupazione in provincia di Latina. Va subito rilevato che le aspettative di ripresa, registrate nel '98, nel '99 sono andate deluse. Tradotto in cifre si evidenziano duemila occupati in meno con un calo dell'1,2%.

Una contrazione non isolata a livello regionale, fatta eccezione di Roma, ma in contrasto con la media nazionale dove l'occupazione è aumentata dell'1,3%.

Un rapido esame dei diversi settori evidenzia una crescita dell'occupazione nell'industria delle costruzioni (circa 3.600 unità) e in agricoltura (circa 600 unità), mentre l'industria in senso stretto perde 1.800 addetti. Il dato più eclatante, però, è il calo di oltre 4.000 occupati (-5,2%) nel terziario non commerciale che riguarda in particolar modo (oltre il 64%) il lavoro alle dipendenze.


Il tasso di attività femminile diminuisce di oltre 2 punti rispetto al '98, passando dal 31% al 28,6%. Un valore di circa 7 punti al di sotto della media nazionale. Va sottolineato che il calo occupazionale del '99 è tutto a carico delle donne, 4.000 unità in meno rispetto all'anno precedente, pari ad una differenza del 7,2%.

A fronte di tale preoccupante scenario, va sottolineata l'ambigua dinamica del tasso di disoccupazione, calcolato secondo gli indici Istat. Qui si parla addirittura di una diminuzione di ben 2,8 punti percentuali. Un dato che ci ha escluso la piccola e media impresa dagli incentivi alle nuove assunzioni. La revisione, da parte dell'Istat, delle serie storiche relative alle indagini trimestrali sulle forze di lavoro dal 1992 al 1999 può, in realtà, aver distorto il calcolo del tasso di disoccupazione. A tal proposito, per le conseguenze negative che ne derivano sul piano degli incentivi alle assunzioni, la Federlazio ha lanciato l'allarme sulla necessità di una revisione del metodo di computo adottato. Un imput immediatamente recepito e fatto proprio da alcuni parlamentari della provincia, che, unitamente a diversi sindaci e al presidente del Consorzio Asi, hanno inviato, proprio in questi giorni, una lettera ai ministri delle Finanze e del Lavoro, chiedendo di riconsiderare i provvedimenti presi in merito.


Data la novità, è d'obbligo quest'anno dedicare uno spazio particolarmente ampio al tema del lavoro interinale, un capitolo aperto di recente con la L.196/97.

Non è stato possibile reperire dati certi sulla provincia di Latina, quindi l'indagine si è svolta attraverso interviste realizzate a testimoni privilegiati, ad agenzie operanti sul territorio, ad alcuni dati reperiti presso il Ministero del Lavoro.

Questi i risultati:


1) Tra il '98 ed il '99 i rapporti sono cresciuti numericamente del 60-70 percento.


2) Per il 60% hanno riguardato giovani tra i 19 ed i 25 anni e solo per l'1% lavoratori tra i 40 e i 49 anni, l'età media è di 28 anni.


3) In maggioranza (60%) si tratta di persone diplomate, mentre i laureati sono il 10 percento.


4) Per il 70%% i rapporti vengono attivati con aziende del settore metalmeccanico.


5) Il 20% dei lavoratori temporanei vengono, a fine missione, assunti dall'azienda presso la quale si sono recati.


6) Le qualifiche più richieste riguardano nell'ordine periti elettronici, periti meccanici, addetti di segreteria con conoscenza dell'inglese e dell'uso del PC, operai meccanici (saldatori, fresatori, tornitori).








La rappresentazione della provincia di Latina porta in scena, nell'ultimo atto, quella che è la vita dei cittadini, dall'andamento demografico della popolazione, ai timori e alle aspettative di chi, giorno per giorno, riempie di significato umano questo territorio.




A Latina si nasce ancora. L'evoluzione demografica registra, infatti, un incremento superiore rispetto a quello rilevato sia a livello regionale (0,2%) che nazionale (0,1%): l'aumento della popolazione pontina arriva allo 0,4%, dovuto alla natimortalità dei residenti, cd. saldo naturale, che incide per il 42,3%, ed il saldo migratorio che incide per il 57,7 percento.

Si tratta di un risultato atipico rispetto al contesto del territorio regionale, dove il saldo migratorio è determinante nel rallentare il calo demografico. E questo nonostante che Latina è la seconda provincia del Lazio per presenza straniera e che l'incidenza della popolazione straniera sulla residente è salita al 2 percento (ovviamente parliamo solo di maggiorenni in regola con il permesso).




Ma gli stranieri da noi non vengono solo per incrementare la crescita demografica: la provincia di Latina è anche meta turistica. E piuttosto ambita, considerato che, nonostante la carenza di strutture, si registrano alcuni progressi. In particolare va segnalata l'ottima performance di Suio Terme, che vede aumentare gli arrivi del 22,5 percento. Mantiene, del resto, buone posizioni tutto il sud pontino insieme alle isole.

Tra i centri industriali in forte ribasso Aprilia, che segnala una flessione del 17,27%, mentre Pontinia sale del 13,01 percento.

E' ovvio che, pur avendo parlato di stranieri, il conteggio dei flussi turistici riguarda anche gli italiani, provenienti, per la maggior parte, dalla Campania, dalla Lombardia e dalla Toscana.






Occupiamoci ora di reati, consumi e cultura, tre indicatori che ben rappresentano il vivere di un territorio.

"A Latina non c'è cultura" , quasi un anatema, una condanna spesso pronunciata con particolare riferimento al capoluogo. Non è questa la sede per esprimere giudizi in tal senso, si possono, invece, comparare alcuni dati rilevati nel 1998. Neanche a ripeterlo, occorre tener fuori Roma dalle comparazioni statistiche e vedersela con i vicini di casa meno ingombranti. 0,8 librerie ogni 10.000 abitanti: un risultato che ci vede secondi solo a Viterbo. Teatro e musica riscuotono maggior successo a Frosinone, mentre noi siamo patiti di cinema e compriamo 1754,7 biglietti ogni mille abitanti.


Nelle case pontine aumenta il consumo dell'energia elettrica, al contrario scendono di oltre un miliardo le spese relative all'illuminazione pubblica, probabilmente grazie all'utilizzo di nuove tecnologie.


Nel triennio 95-98 calano del 58,2% i delitti denunciati e per i quali sia stata iniziata l'azione penale. Una controtendenza rispetto ai dati nazionali che, una volta tanto, ha un significato positivo.


In chiusura andiamo a sondare il tessuto sociale della provincia, per misurare il grado di agio o disagio della popolazione residente. Attraverso un rilievo, effettuato direttamente dalla Federlazio con la somministrazione telefonica di un questionario ad un gruppo rappresentativo di cittadini, sono emersi i timori e le ansie di chi, rimanendo nel territorio pontino, dimostra comunque di credere in un possibile miglioramento.

Disoccupazione e sanità sono al vertice delle preoccupazioni su tutta la provincia, mentre il capoluogo risente particolarmente del problema sicurezza, accusando anche un elevato costo della vita e problemi di vivibilità della città. Malcontento per il trasporto pubblico nel sud pontino e per il degrado ambientale a nord chiudono un quadro di certo non esaltante, fatto, purtroppo, anche in questo caso più di chiaro che di scuro".

Redazione ParvapoliS


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