Politica

Droghe. I radicali: «Il papa, il cappellano militare del proibizionismo»

25/10/2000

«Stiamo assistendo alla penosa trasformazione di questo pontefice, di cui abbiamo saputo apprezzare onestà e coraggio, nel cappellano militare di ogni proibizionismo. E come molti cappellani militari sembra costretto o disposto a benedire tutte le armi, anche quelle di una guerra sporca».
Sono le parole del comitato antiprobizionista
radicale pontino.
« Non sappiamo», aggiungono i radicali, «a quali consigli e a quali consiglieri ricorra questo papa prima di parlare ex cathedra su tutti i più urgenti temi civili, e di rafforzare e suggellare con le sue parole l’offensiva oscurantista e clericale, controriformista e violenta che, in nome di Dio, mira ad abbattere i principi e gli istituti del diritto liberale. Comunque, a quanto pare, pessimi sono i consigli ed anche peggiori i consiglieri. Del resto, il papa nei giorni scorsi ha fatto qualcosa di più e di peggio di una denuncia contro i pericoli della politica antiproibizionista: non ha infatti contestato la "moralità" o la legittimità, ma, contro ogni evidenza storica e scientifica, addirittura l’esistenza e l’efficacia di strategie di cura e riabilitazione delle tossicodipendenze diverse da quelle "comunitarie", quando anche nelle burocratiche e polverose relazioni di tutti i Governi proibizionisti che si sono succeduti in questi anni, in Italia e in Europa (compreso il governo Berlusconi), si è alla fine stati costretti a riconoscere cittadinanza e dignità scientifica ad un approccio medico e farmacologico ai problemi delle dipendenze (legali o illegali che siano). Approccio che - è bene ricordarlo - legittima e giustifica, anche giuridicamente, il ricorso alla somministrazione controllata dell’eroina. È l’ennesima conferma di quanto l’offensiva clericale, sulla droga come su tutti i temi di cosiddetta "bioetica", consista innanzitutto nell’attacco alla verità e alla libertà della scienza e della conoscenza, nella "proibizione" di qualunque forma di consapevolezza e ragionevolezza umana e civile».

Mauro Cascio


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