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Latina. Comunicando, grandezze e miserie del giornalismo. Silvia Carambois: «Considero "collega" anche chi non è iscritto all'Ordine»

06/10/2003

Davanti le Telecamere di ParvapoliS Silvia Carambois, segretario dell'Associazione
Stampa Romana. Un convegno a cura dell'Ufficio Stampa ha evidenziato un
quadro poco simpatico della situazione della comunicazione istituzionale in Italia.
Ma è emerso anche un altro aspetto e cioè il riconoscimento da un punto di vista sindacale
delle figure che lavorano negli Uffici Stampa delle Pubbliche Amministrazioni.
Spesso non sono giornalisti oppure lo sono ma non sono contrattualizzati
giornalisticamente. Cosa sta facendo l'Associazione Stampa Romana?
«Da Statuto noi possiamo avere come iscritti al Sindacato solo i colleghi iscritti
all'Ordine, o nell'Albo dei Pubblicisti o nell'Albo dei Professionisti.
Io non mi sento di non considerare "colleghi" chi esercita la professione non
essendo iscritto all'Ordine. Con loro comunque ci troviamo e insieme a loro affrontiamo
le problematiche per regolarizzare la posizione».
Se dovesse dare un voto all'applicazione della 150 in Italia? «Insufficiente.
Qui si tratta di ricomporre un puzzle molto complicato. Ma ce la faremo.
Si va avanti a piccoli successi, uno dopo l'altro. Lasciatemi citare l'ultima
nostra conquista che è quella della previdenza. Oggi chi lavora in un Ufficio
Stampa ha lo stesso trattamento pensionistico di chi lavora nella carta
stampata. Sembra una piccolissima cosa ma per noi è una grande vittoria».
Perché c'è voluto (e ci vuole) tanto tempo per risolvere temi e problematiche
che all'apparenza vedono tutti d'accordo? «Perché spesso si finisce
con i piedi nella burocrazia. È un mondo i cui termini, le cui logiche,
i cui meandri non appartengono in genere alla mentalità del giornalista».

Andrea Apruzzese


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