Economia

Cisterna, Goodyear. An: «La sinistra ha preso in giro i lavoratori»

05/10/2000

Dopo il fallimento del piano di reindustrializzazione del sito
della ex Goodyear, intervengono l'onorevole Roberta Angelilli,
deputato europeo di An e Alessandro Maola, Presidente del Circolo
Ideasociale. «Abbiamo portato le rivendicazioni dei lavoratori della
Goodyear fino a Bruxelles perché riteniamo una priorità difendere
l'occupazione. Ma anche perché ci sembra assurdo che una multinazionale
che aveva beneficiato di fondi e contributi nazionali ed europei
sbaracchi in poco tempo e lasci senza lavoro centinaia di persone»
- he detto Roberta Angiolilli - «Dopo l'accordo sottoscritto dalla
triplice sindacale con il Governo, pensavamo che, seppure con
condizioni non del tutto da noi apprezzate si riuscisse ad aiutare
i lavoratori e ad inserirli nel ciclo produttivo. Oggi ci accorgiamo
invece che tutte le promesse del Governo e dei sindacati erano delle
vere e proprie bugie. E da come è stata gestita la cosiddetta
"Task Force" che doveva gestire il reinserimento dei lavoratori
si deduce che le bugie sono state dette in totale malafede: qualcuno
già sapeva che l'accordo non sarebbe durato. Ma An non si arrende
e riporterà ancora una volta il caso Goodyear al Parlamento Europeo.
Non credano i signori dei sindacati e del Governo: non ci siamo
affatto stancati di essere al fianco dei lavoratori, nonostante i tanti
mesi passati inutilmente».
«Ancora una volta scopriamo il vero volto delle sinistre, che promettono di
essere al fianco dei lavoratori a parole, salvo poi dimenticarsene»,
ha aggiunto Maola, «Abbiamo assistito alle lamentazioni ipocrite di
alcuni sindacati, che non hanno fatto nulla di realmente concreto
per la risoluzione di questa vertenza. Ed abbiamo assistito alle sfilate
di Carturan, che oggi fa finta di niente. Intanto centinaia di persone sono state
burlate e si ritrovano oggi con un accordo che è carta straccia, con una
reindustrializzazione che non avverrà e con la prospettiva assai
teorica di essere inseriti in piani di reinserimento
lavorativo attraverso lavoro interinale e quindi precario».

Mauro Cascio


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