Cronaca

Ordine pubblico: «Non solo Polizia, ma anche Istituzioni»

03/10/2000

Ancora accuse contro l’amministrazione comunale. Nel convegno di ieri sera, organizzato dal Partito popolare italiano, il tema era scottante: “Ordine pubblico e questione Morale a Latina”. Il principale ringraziamento va alle forze dell’ordine, poiché nonostante le difficoltà strutturali riescono a lavorare in modo prezioso, assicurando degli ottimi risultati investigativi. Questo plauso arriva da tutto il tavolo degli oratori, cui sedevano il sottosegretario all’Interno Severino Lavagnini, i segretari del Ppi Moscardelli e Valle, i capi gruppo De Amicis e Cappelli, e il consigliere Davoli. Valle nella sua introduzione di saluto compie una panoramica sui problemi della città, e spiccano senz’altro la vicenda dell’Intermodale e la poca trasparenza nella situazione della “Latina Ambiente”, la società che si occupa della nettezza urbana. È comune ai discorsi di ogni intervenuto che «la questione sicurezza non è di appannaggio esclusivo delle forze dell’ordine, anche le istituzioni devono concorrere facendo lavorare proprio la macchina istituzionale. Qualora ciò non accadesse, come in effetti sta succedendo al Comune di Latina dove c’è la paralisi amministrativa, si arriva immediatamente alla perdita di controllo del territorio». Da qui le accuse verso la maggioranza consiliare di Latina, che non riesce a far eleggere il suo presidente, o peggio l’impossibilità di “discutere” gli argomenti in Consiglio e non di effettuare delle “prese d’atto”. La soluzione al problema della sicurezza a Latina passa non solo da un aumento degli organici delle forze dell’ordine, ma da «una vera e propria presa di coscienza – come sostiene Davoli – che esiste una criminalità di Latina, non che viene da fuori. L’argine a questo fenomeno è una comunità civile. Bisogna comunicare ai nostri vicini le situazioni di disagio, recuperare i rapporti a livello culturale, penso ai dibattiti nelle scuole o al ripristino dei Centri sociali di quartiere, ormai tutti chiusi». I comuni, tuttavia, possono «agire per concorrere efficacemente al mantenimento di un buon livello di sicurezza pubblica - spiega il sottosegretario Lavagnini – adottando quello strumento conosciuto come “il protocollo d’intesa” da stipulare con la Prefettura. Nella vostra provincia l’unico a muoversi in questo senso è stato il comune di Aprilia, alla fine dello scorso anno. Chiaro che ci vorrà del tempo prima che tutti gli ingranaggi si muovano nel modo dovuto, però questo è un inizio. Con il protocollo la Prefettura e il comune stabiliscono un percorso unitario di azioni, ognuno per la sua specificità, ma orientato al risultato della sicurezza pubblica. Tanto per fare qualche esempio pratico, viene rimodulata l’azione l’operatività della Polizia municipale, il cui utilizzo “razionale e integrato” tanto beneficio può portare al controllo del territorio, in concorso chiaramente con le altre forze dell’ordine». In definitiva, della situazione di Latina, il sottosegretario Lavagnini è contento per quanto riguardi i risultati ottenuti dall’attività di contrasto alla delinquenza, e spiega che saranno recuperati più uomini per le attività di polizia, almeno secondo gli ultimi programmi del ministero dell’Interno, di questo ne potrebbe beneficiare anche Latina visto che la provincia conta «un indice di circa 350 operatori di sicurezza ogni 100.000 abitanti – continua Lavagnini – a dire il vero un po’ sotto la media. Noi contiamo di recuperare del personale, circa 5000 unità, prevedendo nella prossima Legge Finanziaria l’assunzione di altrettanto personale civile, che andrebbe a sostituire nei compiti amministrativi gli attuali agenti. Parecchio altro personale lo recupereremo dalle scorte, altro ancora dalla vigilanza degli aeroporti, la quale sarà poi affidata in parte agli istituti di vigilanza privata. Questa massa di personale dovrà servire non tanto in compiti di repressione quanto di prevenzione. E Latina ha già ricevuto un esempio, quando, questa estate avete avuto a disposizione, in vari quartieri, dei camper attrezzati come “commissariati mobili”, che senz’altro hanno rappresentato un punto di riferimento istituzionale efficace». I vertici del Ppi sono tutti concordi che molto deve essere ancora fatto, e quanto prima arriveranno proposte concrete di politiche di prevenzione.

Redazione ParvapoliS


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