Cronaca

Fondi. Terrorismo, allarmismo infondato

01/03/2003

Le notizie comparse sulla stampa di questi giorni, che si sono succedute all’evento sismico del 18.02.2003, stanno mettendo “a duro repentaglio” i nervi dei cittadini di Fondi e Monte S. Biagio, causandone stati di angoscia e di apprensione.
Molti si chiedono quale sia il problema.

Molti, stando alle notizie recepite all’indomani del sisma, hanno anche evitato di emungere acqua dai pozzi; altri hanno evitato di percorrere in barca lo specchio lacuale del Lago di Fondi, altri ancora stanno pensando di trasferirsi in aree pedemontane e collinari per paura di un improvviso sprofondamento della Piana di Fondi.
Non solo i cittadini, ma anche i tecnici hanno difficoltà a capire terminologie quali “liquidi salmastri preoccupanti, buche nel lago, barriere per ostruire l’ingresso di acqua marina necessarie alla salvaguardia del sistema”.

Forse si ignorano le vicissitudini tettoniche della nostra area, e si dimentica che l’intero settore occidentale della Piana di Fondi, ivi compreso l’abitato di Monte S. Biagio insistono su quello che tecnicamente può essere considerato il più importante disturbo tettonico di questa piccola area geologica, e che i fenomeni riscontrati in questi giorni appartengono alla storia della nostra area.

Non tutti sanno che esistono lavori datati 1985 – 1986 – 1987 e successivi, in cui si sono già appurati andamenti non costanti delle batimetrie del lago di Fondi; non tutti sanno che da decenni chi frequenta il Lago ha assistito in più occasioni a morìe di pesci che nulla hanno a che fare con il terremoto; che la presenza di idrogeno solforato è tipica di alcune falde acquifere dovuto sicuramente ai sistemi deposizionali di quella che è stata per decine di migliaia di anni un’area palustre e lacustre; non tutti sanno che oltre ad avere due grandi collegamenti con il mare, il Lago di Fondi è in comunicazione con il mare anche sotto il profilo sedimentologico, da millenni; che molto probabilmente il grado di “sprofondamento, per dirla in grgo catastrofico” della Piana di Fondi avviene ad una velocità tipica dei fenomeni geologici di origine tettonica regionale.

Per quanto detto, il sottoscritto ribadisce che non è il caso di creare allarmismi in quanto i problemi vanno ricercati altrove: nella fatiscenza strutturale dei centri storici di Fondi e Monte S. Biagio; nelle difficoltà di adeguare sismicamente i vecchi fabbricati a normative vigenti tali da garantire la sicurezza e l’incolumità pubblica.

La novità di una fase epicentrale sismica nella Piana di Fondi, rimane di grande interesse; questo avvalora il fatto che sia i tecnici che gli amministratori dovranno porre maggiore consapevolezza nei confronti di una opera di pianificazione urbanistica tesa all’individuazione delle aree a rischio, a tutela dei cittadini, come il Comune di Fondi sta facendo, godendosi contemporaneamente i più normali processi naturali.

Una cosa è certa, come più volte ribadito dal sottoscritto sia in ambito provinciale che comunale, è necessario non declassare le aree sismiche della nostra provincia in una normativa che riduca l’attenzione inerente le costruzioni in “aree sismiche”, in quanto ad aggi rimane l’unica garanzia per l’incolumità pubblica insieme alla pianificazione più approfondita delle aree a rischio.

Rita Bittarelli

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