Cronaca

Tribunale, un processo vero o un film? Lei lo lascia. Lui tira fuori un porno casalingo

29/09/2000

Ma che è un film? Uno di quelli tipo anni 50/60, italiano, ambiente di piccola provincia italiana, mezzo scandaletto all’orizzonte. No, è una normale udienza di un normale giorno in tribunale. Inutile riportare i nomi dei coinvolti, solo perché è inutile far gioire chi nella propria vita riserva gran posto alla morbosità e alla fantasia distorta, chi ama vedere il torvo e il pecoreccio ovunque. Nomi di fantasia, dunque, per i due contendenti: Rosina che accusa Pinuccio. I fatti. Pinuccio e Rosina dopo una “lunga storia d’amore”, vissuta da conviventi, si lasciano, anzi lei molla lui. E che il Pinuccio ci sta? Non se ne parla proprio. Inizia il tormentone del “mi manchi”, appostamenti e inseguimenti, urla al citofono e sul pianerottolo di casa, tecniche di abbordaggio più o meno violente, vedi anche qualche referto del Pronto soccorso. Ma lei non cede! E allora, l’innamorato ormai respinto gioca il tutto per tutto, cala l’asso nella manica: la videocassetta. Un video casalingo, per intenderci. Girato tra loro due, e basta. Ma niente porno. Niente. Solo una sorta di spogliarello di biancheria intima, tra loro due. Quando si è innamorati, a volte, si compiono azioni anche se non si è d’accordo con la propria metà. E quante storie ci sono di accondiscenza nelle coppie, specie dopo tanti anni di unione, per motivi ben più pesanti. Qualcosa del tipo: “Ci lasciamo? Allora io faccio vedere ai tuoi colleghi la videocassetta, montata ad arte con filmati porno!!!”. Questo sì che è un colpo basso, da far venire l’ansia galoppante verso il lettino dello psicologo. Alla fine, la Rosina, mette tutto nero su bianco, davanti al classico maresciallo dei Carabinieri, e porta l’ormai ex-amato in Tribunale. Lui, il Pinuccio, si difende egregiamente. Ammette inseguimenti e appostamenti, ne era innamorato e vedersi scaricato, di punto e in bianco, per giunta senza neanche una spiegazione, c’è da rimanerci stecchiti. Specie se ci si convince che lei ha ormai un’altra relazione. E vabbè, tutto chiarito? Macché. A rendere fumosa la vicenda sentimentale ci si mettono però i motivi economici. E diciamola tutta, allora. Lei si ritrova con la casa ipotecata dalla banca, aveva fatto da garante al suo ex per stipulare un mutuo per la piccola società di lui, dove anche lei si ritrovava socio. “Ma chi me lo ha fatto fare?”, dice lei. Ma lui di rimando spiega, in udienza, che la società fu messa in piedi per lei, ormai stanca del solo lavoro di dipendente. Eh sì, ora ci sono gli interessi economici di mezzo, conviene chiarire meglio la vicenda provincial-sentimentale, e il giudice rinvia a nuova udienza. Se fosse una partita sarebbe un pari. Per fortuna di tutte e due la cassetta sembra non essere mai uscita fuori, anzi mai entrata in nessun videoregistratore estraneo alla ex coppia. Che rimane alla fine di tutto? Solo qualche dettaglio: ieri era la prima udienza per una denuncia penale presentata ben quattro anni fa. Colpevoli o innocenti non importa, non si può aspettare tutto questo tempo per accusare o difendersi. La cosa peggiore: dover dire che la colpa è del “sistema”, poco personale, pochi mezzi, poco di tutto. Chi ci va di mezzo: tutti, accusati e accusatori con le loro ansie, giudici e avvocati con la loro stanchezza e il dubbio che potrebbero essere impiegati in faccende ben più gravi. Poteva finire in altro modo?

Redazione ParvapoliS


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