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Sperlonga. Libri sulla cresta dell'onda. Margaret Mazzantini: «Ho un rapporto drammatico con l'esistenza. Ed è per questo, forse, che scrivo»

23/07/2002

Davanti le Telecamere di ParvapoliS Margaret Mazzantini, vincitrice del Premio
Strega con il romanzo «Non ti muovere» (Mondadori) ed ospite di prestigio
della nona edizione di «Libri sulla cresta dell'onda», il festival letterario organizzato
dalla libreria Tuttilibri di Formia.
Grande interesse per l'esordio, «Il catino di zinco», ma interesse ancora più grande
per questo nuovo lavoro... «È un successo che deriva dal lavoro e dalla solitudine. Una
solitudine durata cinque anni. Un libro sulle mancanze dell'uomo e della società.
Ma è anche un libro sul dolore». Possiamo trovare in qualche modo una sorta di
parallelismo con il film di Nanni Moretti «La Stanza del figlio»? Sentimenti privati,
dolore, forse un'intera generazione, quella che ha fatto il '68, che si mette in gioco,
in discussione... «Sì, ma rispetto a Moretti io lascio una speranza. Non amo gli autori
troppo "punitivi". L'arte deve riscaldare l'anima. Di brutture nel mondo ce ne sono
anche troppe. Perché, riraccontarle?». Che cos'è la morte per Margaret Mazzantini?
«L'unica cosa della quale siamo certi. Io ho un rapporto drammatico con l'esistenza,
forse è per questo che faccio questo lavoro: per dare un senso e dare una spiegazione
a tutto il dolore che sento intorno Ma il mio è un libro di dolcezza, una storia di amore
appassionata, forse quella che tutti avremmo voluto vivere».

Claudio Ruggiero


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